Il Patire e il Fonte Battesimale

 Nella Galleria n. 304 del Metropolitan Museum of Art (MET) di New York è conservato il Fonte Battesimale proveniente dall’Abbazia di Santa Maria del Patire di Rossano, in Calabria.

 

ORIGINE DELL’OPERA

Il Fonte Battesimale risale al 1137 e venne ordinato, sotto la dominazione normanna di re Ruggero II, dall’abate del monastero del Patire Luca.

Prime notizia di quest’opera risalgono già a Gregorio Paicentini che nel 1757 parla di iscrizioni scolpite in “marmoreo vase quod in templo nostri Coenobi, vulgo Patir noncupati servatur” in De siglis veterum Græcorum opus posthumum et De Tusculano Ciceronis nunc crypta-ferrata d. Basilii Cardoni … disceptatio apologetica, Romae 1757.

Sul Fonte tanto ha scritto la prof.ssa Emilia Zinzi secondo la quale “con le sue alte valenze formali, la conca si presenta come prodotto d’arte colta, documento della dignità culturale, che il cenobitismo greco di Calabria e di Sicilia aveva assunto con la riorganizzazione voluta da Ruggero. Si definisce così un clima creativo, che non è quello di un’isolata produzione monastica, ma di un’attività fiorita sul piano di un programma politico-religioso, ch’è quello da cui, nello stesso tempo, muovono rifondazioni e attività costruttiva dei monasteri italo-greci, favorite dai Normanni.” (da “Sugli studi Bizantini”, Rubbettino 1991 a cura IRACEB – Rossano)

 

DESCRIZIONE DEL FONTE BATTESIMALE

Il Fonte Battesimale, in marmo bianco, è di forma emisferica allungata su base unica circolare e misura 67,31 cm di altezza e un diametro di 62,23. La profondità del bacino è di cm 35 e lo spessore del labbro è di cm 4,5.

Sull’orlo superiore è incisa in caratteri greci un’iscrizione. Sull’esterno del Fonte predomina un gusto prevalente di fasce ornate con perizia disegnativa ed esecutiva e ci sono decorazioni bidimensionali disposte in forma di fascia formata da due nastri ondulati e bisolcati, desinenti in spighe e fogliami stilizzati. Il tutto si collega a una cultura scultorea medievale legata alle grandi tematiche teologiche e simboliche del battesimo, morte e rinascita dell’uomo in Cristo.

 

VICESSITUDINI DEL FONTE BATTESIMALE DEL PATIRION

In seguito alla legge 13 febbraio 1807 sulla soppressione degli ordini monastici, nel 1809, con Luigi Bonaparte sovrano del Regno delle Due Sicilie, l’abbazia del Patire, dove era collocato il Fonte Battesimale, venne soppressa e il suo patrimonio e i suoi beni messi in vendita e acquistati da Giuseppe Compagna, barone, proprietario del castello di Corigliano Calabro.

Il Compagna e i suoi discendenti dedicarono molte risorse al restauro e abbellimento del castello che venne riempito di tante opere d’arte.; anche provenienti dal Patire. Per esempio, nella stanza da letto del barone ancora oggi si possono ammirare due pregiati paliotti in marmo policromo e madreperla provenienti dall’Abbazia.

Tra queste opere posizionate nel castello e provenienti dal Patire era da annoverare anche il Fonte Battesimale, come riferì a voce Francesco Compagna – discendente del barone Giuseppe – a Giuseppe Cozza-Luzi (in Giuseppe Cozza-Luzi, Lettere Calabresi. Lettera V: Urna marmorea del Patirio. In Rivista Storica Calabrese, Anno VIII – Agosto 1900 – Serie 2ª – Parte 2ª – Fascicolo 8°). Per notizia: Giuseppe Cozza-Luzi era un monaco basiliano, grande studioso dell’epoca bizantina. Fu abate di Grottaferrata(1879-82), vicebibliotecario della Vaticana (1882), presidente della Società romana di archeologia cristiana; autore di varî studî di paleografia, storia, archeologia, teologia e liturgia.

Successivamente però del Fonte Battesimale si persero le tracce.

Paolo Orsi, nel 1929, con il suo libro Le chiese basiliane della Calabria, Firenze, Ed. Vallecchi, pag. 142, parlò di una perduta conca marmorea proveniente dal Patire.

Una prima notizia in merito alla sua nuova collocazione la si deve a Georg Pudelko che col suo lavoro Romanische Taufsteine, Berlino 1932, dedicato a un’ampia panoramica sulle fonti battesimali in Europa, raccontò di una conservata al MET proveniente da “Santa Maria del Patos in Calabria”.

Il Fonte Battesimale era arrivato al Museo di New York nel 1917 come donazione del famoso banchiere J. Pierpont Morgan che lo aveva acquistato in Italia dalla Famiglia Compagna.

Sulla scia di questa notizia e sulla consultazione del catalogo della collezione Pierpont Morgano del 1929, la studiosa Emilia Zinzi pubblicò nel 1985 un lavoro su “La conca del Patirion (1137). Un recupero e alcune considerazioni sulla cultura figuratyiva dei monasteri italo-greci del Sud in età normanna, in Studi in onore di Paolo Orsi (Rivista Storica Calabrese, NS VI 1985, nn. 1-4,431-439. E così venne data vasta eco alla circostanza che il Fonte Battesimale, di cui si erano perse le tracce, era in bella vista a New York.

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foto di Giulio Sitongia dal Metropolitan Museum of Art di New York